La cultura
dell'incontro

Sono arrivati 30 pazienti Covid e non c’era un letto libero…

In tempi di pandemia scopriamo che ci sono persone che papa Francesco ha definito i “santi della porta accanto”. 

Tra questi, i medici che sono in prima linea per accogliere, ospitare e curare le persone affette dal Covid-19. 

“Orbisphera” ha intervistato una dottoressa che lavora al Pronto Soccorso di un centro medico di Bergamo e che ha vissuto dall’inizio il dramma della pandemia. 

Per ragioni di privacy non possiamo rivelarne il nome, ma possiamo riportare il racconto che ci ha fatto:

«Sono un medico di Pronto Soccorso. Mi sono laureata molti anni fa e ho conosciuto le qualità dell’ossigeno ozono per un problema di natura personale, dopodiché ho frequentato un master per apprendere e praticare l’ozonoterapia.

Nel mio percorso professionale mi sono occupata in particolare di pazienti con problemi cardiovascolari e infezioni polmonari.

La mia passione è quella di studiare e curare il microcircolo polmonare e cardiovascolare. Quando nel microcircolo manca l’ossigeno, la vita si spegne.

L’incontro con l’ozono ha costituito una grande scoperta e si è rivelato una grande risorsa. Ho potuto verificare le sue modalità di funzionamento e la sua capacità di riparare il microcircolo apportando una maggiore quantità di ossigeno. L’ozono permette ai globuli rossi di arrivare anche nei capillari più piccoli.

Quando ha cominciato a manifestarsi l’infezione da Covid-19, ero di turno al Pronto Soccorso e mi sono trovata di fronte ai primi pazienti. Mi sono subito resa conto che il virus generava danni seri, perché, oltre alla febbre, al paziente mancava il fiato, e la percentuale di ossigeno nel sangue si abbassava di molto.

Mi ha stupito vedere dall’emocromo che i valori dei leucociti, ed in particolare dei linfociti, erano estremamente bassi. 

Mi sono trovata di fronte a pazienti che avevano urgente bisogno di ossigeno. E ho compreso che si trattava di un’infezione molto più grave di una polmonite.

Ho subito pensato che ci volesse l’ozono per ridurre la componente infiammatoria che impediva agli alveoli polmonari di effettuare lo scambio con l’ossigeno.

Allora ho inviato un messaggio al prof. Marianno Franzini, presidente internazionale della SIOOT (Società Scientifica di Ossigeno Ozono Terapia), chiedendogli se era possibile usare l’ossigeno ozono per contrastare il virus e guarire i malati.

Il prof. Franzini mi ha incoraggiato e mi ha dato un aiuto per avere a disposizione una macchina per produrre ozono.

Con il crescere dei contagi, la situazione al Pronto Soccorso si era fatta difficile. In un solo giorno abbiamo avuto trenta pazienti positivi al coronavirus e nessun letto libero per ricoverarli.

È in quel momento che ho incominciato ad utilizzare il protocollo compassionevole. Ho chiesto il permesso al medico responsabile del Pronto Soccorso, ho spiegato ai pazienti che intendevo curarli con l’ozonoterapia, hanno firmato il consenso ed ho iniziato a trattarli con l’ossigeno ozono.

Finora ho trattato 13 pazienti in condizioni gravi e gravissime, 3 dei quali in pericolo di vita, intubati in terapia intensiva. Grazie agli effetti dell’ossigeno ozono, 12 sono migliorati notevolmente e alcuni sono già del tutto guariti. 

Soltanto uno, fra i pazienti che erano ricoverati in terapia intensiva, è deceduto, perché il virus aveva procurato danni irreparabili. Gli altri due in terapia intensiva sono stati estubati e stanno rapidamente recuperando una buona salute.

Ogni paziente è stato trattato con un massimo di cinque sedute di ozono, ma già al primo trattamento diversi pazienti dicevano di sentirsi meglio.

Dopo un’autoemoinfusione di ozono un paziente mi ha ringraziato, perché sentiva di essersi liberato i polmoni dal virus, aveva una sensazione di sollievo e respirava molto meglio.

Tutti i pazienti trattati con ossigeno ozono non hanno più avuto la febbre, hanno riacquistato una normale frequenza cardiaca, e tutti i valori dell’emocromo sono ritornati normali.

Devo aggiungere che l’ozono è importante non solo per curare i malati affetti da Covid-19, ma anche per sanificare gli ambienti.

Purtroppo il personale sanitario opera in ambienti chiusi che sono saturi di virus. Usiamo tutte le precauzioni possibili, ma le condizioni in cui operiamo sono molto difficili.

Per questo è importante che tutti gli ambienti sanitari vengano trattati con l’ozono. Ora che stiamo andando verso la fase due della pandemia, dovrebbe essere fatta la stessa cosa con i treni, gli autobus, le scuole, le palestre, le sale da ballo, i bar, i ristoranti e tutti i luoghi dove le persone si riuniscono».

Testimonianza raccolta da Antonio Gaspari
Direttore Orbisphera
www.orbisphera.org
antonio.gaspari@orbisphera.org

17 aprile 2020 Indietro

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