La cultura
dell'incontro

Vita Arcobaleno

«Le essenze e i compiti della famiglia sono definiti dall’amore» (Redemptoris Custos 7). 

Francesca e Nordino sono una coppia singolare: lei cattolica, lui musulmano di colore; testimoni di comunione forte, marito e moglie. 

La loro casa è multietnica anche sotto il profilo degli amici, e fin dall’inizio si sono parlati chiaro; ora sono felici del loro bimbo. 

Nel mezzo, un lungo percorso di conoscenza e amore. 

Lei cooperante internazionale di famiglia cattolica, insieme ai suoi genitori, attiva in parrocchia; molto ospitale. Ogni sera l’appuntamento con la lettura del Vangelo.

Fra campi estivi e una laurea in scienze politiche, con lavoro a Maputo, incontra Nordino, insegnante di danza – operatore di Medici senza Frontiere.

Provenienti da storie e impostazioni diverse, i due si sono conosciuti a un corso di ballo tradizionale mozambicano, dove è iniziato un dialogo graduale senza accelerazioni.

Sono stati seguiti nel percorso di fidanzamento e preparazione al matrimonio da un sacerdote dehoniano, missionario in Africa.

Affermano: «Nel Vangelo Gesù c’insegna molto sull'amicizia fra religioni differenti, come quella del centurione che chiede la guarigione del figlio, e della samaritana che domanda di bere l’acqua del Signore! Gesù le dice “sì” e cancella con un colpo solo ogni tentazione razzista, per dirci che la Chiesa è di tutti; anche per chi si riconosce in altri Credo».

Francesca ribadisce: «Io e mio marito abbiamo rispetto l’uno dell’altra. Cristo è importante – e sebbene sia fondamentale condividere la fede, l’amore è un collante maggiore. Io sono libera di coltivare il mio modo di credere e lui il suo. Mio marito non ha chiesto di convertirmi, né lui si è convertito alla mia fede. Ha accettato che battezzassimo il bambino, ma non viene a Messa con me. Però ci sono valori condivisi come l’essere pazienti l’uno con l’altro, vivere insieme le cose belle e brutte, essere pronti ad aprire uno spazio di mediazione reciproca… Non si fa così in ogni vita di coppia normale?».

Tale può essere l’esercizio di un uomo e di una donna che partono insieme con un alto fattore di rischio – costantemente uno di fronte all’altro – ma che restituisce a Dio il suo capolavoro.

Ciò è ammirevole e sa di misericordia, perché si lascia che l’altro sia, liberamente e nulla più: «Se dunque c’è qualche conforto, frutto della carità (…) rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi» (Fil 2,1-2).

Anche le coppie miste unite da valori possono testimoniare l’accoglienza reciproca, l’amore per Dio e per il prossimo. E in modo più accentuato, il «processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni» (Familiaris Consortio 9; Amoris laetitia 122).

«Perché, dunque, non (…) guardare a lei (Maria) tutti insieme come alla nostra Madre comune, che prega per l’unità della famiglia di Dio e che tutti precede alla testa del lungo corteo dei testimoni della fede nell’unico Signore?» (Redemptoris Mater, 30).

Nordino sostiene che collaborazione e dialogo fra religioni richiedono mutua comprensione, vivendo fianco a fianco e imparando l’uno dall’altro, promuovendo sviluppo umano integrale, lavorando per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato.

«Maria Madre diventava così la prima discepola di suo Figlio, la prima alla quale egli sembrava dire: “Seguimi” – ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro» (Redemptoris Mater, 20).

Immersi in tali considerazioni, al ritorno da un viaggio e nel punto più alto di una consolare… ecco apparire un Arcobaleno (proprio sulla corsia) la cui base insisteva sopra la strada ancora umida.

Da quella incredibile, splendida esperienza di “attraversamento” nacque una poesia, composta insieme:


Sguardi d’ampie distese
Il giallo di Luce, ispirava
Per le messi già mature,
Libere espressioni ondulate:

“I campi che biondeggiano
Guardate, per la mietitura”
E l’arancio attirare
Il Meriggio audace.

Nero e Bianco a Convegno
In periferia, dopo la città
Fra pieghe quotidiane
Di fatiche, e le sorprese.

Non c’era bisogno di
Alzare troppo il capo
Per trovarlo circostante
Attraversandolo.

Si porgevano la mano
Pur senza intuire tutto
E lì: sentirsi abbracciati
Mentre il buonsenso tace.

Dall’Iride che splende
l’Arco scoccante dipinge
In Cielo e sulla nostra terra
Interpellando il rosso d’Amore.

Colori che s’includono,
Esplorando un altro meriggiare
Che il tutt’uno pare inglobi
Nei solchi della Speranza

Oltre il Tempo.


«Questa presenza di Maria trova molteplici mezzi di espressione al giorno d’oggi come in tutta la storia della Chiesa. Possiede anche un multiforme raggio d’azione» (Redemptoris Mater 28).

Teresa Girolami

17 gennaio 2020 Indietro

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