La cultura
dell'incontro

L’ozono sconfigge virus e batteri… un’altra persona a cui ha salvato la vita

«La situazione si stava complicando. Il paziente, che già soffriva di ipossia a causa del Covid, aveva contratto anche il batterio “opportunista” acinetobacter baumannii, uno dei peggiori, per di più resistente agli antibiotici. Le possibilità di sopravvivenza si erano ridotte a meno del 5%. C’era un’altissima probabilità che l’effetto congiunto del Covid-19 e dell’acinetobacter baumannii potesse causare la morte del paziente…». 

Chi parla così è il dott. Riccardo Barchetta, Direttore della Terapia Intensiva presso la Casa di Cura “Città di Roma”, il quale ci ha raccontato la vicenda clinica di un suo paziente. 

La Casa di Cura “Città di Roma” da gennaio 2021 è stata convertita dalla Regione Lazio in centro terapeutico per i pazienti Covid: 160 posti letto per curare malati Covid di bassa e alta intensità. 

«È arrivato nel mio reparto un paziente cinquantenne affetto da una polmonite causata da Covid», racconta il dott. Barchetta. «Il paziente presentava una importante comorbilità consistente in una severa obesità: pesava almeno 150 chili. 

Nel caso dei pazienti Covid, l’obesità è un elemento ad alto rischio, poiché complica il quadro clinico.  

In effetti, dopo tre giorni che il paziente era ricoverato nel reparto di medicina, ci siamo resi conto che le sue condizioni tendevano a peggiorare.  

L’abbiamo quindi trasferito in terapia intensiva dove è stato curato con i trattamenti previsti (antibiotici, cortisonici, eparina) e assistito dal punto di vista respiratorio in modo non invasivo, con il casco ed alte percentuali di ossigeno. 

Un paziente simpatico, una persona disponibile e collaborativa con una grande voglia di vivere. Ci raccontava spesso della sua giovane figlia, per la quale stravede. 

Dopo tre-quattro giorni di ventilazione non invasiva mi sono reso conto che il paziente stava ulteriormente peggiorando dal punto di vista respiratorio. 

L’esperienza e la conoscenza della letteratura prodotta in questi mesi mi facevano pensare a una situazione che rischiava di precipitare. A quel punto si è deciso di passare ad una ventilazione meccanica invasiva, controllata attraverso l’intubazione oro tracheale. 

Per cercare di migliorare l’ossigenazione, abbiamo praticato anche diversi cicli di pronazione. 

L’ipossia tuttavia permaneva e, visto che non era prevista l’estubazione in tempi brevi, abbiamo praticato una tracheostomia percutanea. Si tratta di posizionare una piccola cannula direttamente in trachea, una metodica ormai molto diffusa nei pazienti con gravi problemi respiratori. 

Tra alti e bassi per quanto riguardava l’ossigenazione, il paziente a un certo punto inizia ad avere la febbre alta, per cui eseguiamo delle colture per identificare l’eventuale presenza di batteri nell’organismo. Nonostante nella nostra struttura siano presenti rigidi protocolli e procedure per prevenire questo tipo di infezioni, si è avuta la conferma che il paziente aveva contratto una sovra-infezione batterica a livello polmonare determinata dall’acinetobacter baumannii, un batterio “opportunista” e multiresistente agli antibiotici. 

Si tratta di un batterio responsabile di circa l’80% delle infezioni presenti nella terapie intensive di tutto il mondo. È molto aggressivo e colpisce i pazienti in condizioni critiche e in uno stato di relativa immuno depressione, quali sono quelli che si trovano in terapia intensiva. 

La situazione stava diventando drammatica. Ho visto tante persone morire di Covid, ma adesso avevo un paziente che nei polmoni, insieme al virus, aveva un batterio tra i peggiori che potessero capitare. E soprattutto un batterio resistente agli antibiotici.  

Nonostante avessimo messo in atto la terapia antibiotica indicata nei protocolli, la febbre saliva e così lo stato infiammatorio sistemico.  

Mentre mi interrogavo su cosa fare, è arrivata la macchina medicale per la produzione di ozono. 

Il macchinario era parte dell’accordo che la Casa di Cura “Città di Roma” ha sottoscritto con la SIOOT (Società Scientifica di Ossigeno Ozono terapia) e con l’Università Cattolica del Sacro Cuore per la realizzazione di un progetto di ricerca denominato: “Studio clinico multicentrico sulla valutazione dell’efficacia dell’Ossigeno-Ozono terapia in combinazione con terapia antibiotica”. 

Ho chiesto l’autorizzazione al Direttore Sanitario che mi è stata accordata immediatamente; così abbiamo praticato subito al paziente una grande autoemo infusione di ozono (GAE) con dosaggi come da protocollo SIOOT. 

Prima della GAE lo stato di infiammazione del paziente era altissimo. Il valore della interleuchina-6 che, in condizioni normali, è vicino a zero, nel paziente era arrivato quasi a 100. 

L’interleuchina-6 (IL-6) è una proteina prodotta dal sistema immunitario che viene utilizzata per misurare lo stato di infiammazione sistemica nel paziente. 

Ebbene, ad appena 12 ore dalla prima seduta di ossigeno ozono terapia abbiamo misurato l’interleuchina-6 e abbiamo constatato che era scesa da 98 a 22.

A 12 ore dalla prima abbiamo praticato una seconda GAE, e il valore dell’interleuchina-6 si è ulteriormente dimezzato scendendo a 10.  

Dopo la terza seduta di ossigeno ozono terapia, a 24 ore dalla seconda, il paziente non manifestava più stati febbrili e, nei giorni successivi, abbiamo assistito ad un progressivo miglioramento dell’ossigenazione e del quadro generale, con negativizzazione dell’infezione sia da Covid che da acinetobacter baumannii. 

Il paziente è stato quindi trasferito, in buone condizioni generali, in un reparto di riabilitazione. 

Un risultato incredibile. Ero certo dell’efficacia dell’ossigeno ozono terapia, ma mai avrei immaginato che sarebbero bastate tre sedute per guarire una persona che sembrava destinata a morire.  

Tutti hanno potuto toccare con mano l’efficacia dell’ossigeno ozono terapia, sia nei confronti del Covid che nel superamento di una grave infezione, per di più dovuta ad un batterio antibiotico resistente.  

Nel nostro staff alcuni avevano sentito parlare dell’ozonoterapia, dei suoi effetti virustatici e battericidi oltre che immunostimolanti, ma nessuno si sarebbe mai immaginato un risultato del genere.  

Io stesso, che pure conoscevo e stavo studiando le applicazioni e i risultati in questo genere di situazioni critiche, sono rimasto molto colpito dall’efficacia e dalla rapidità dell’ozono nel debellare virus e batteri». 

Così un’altra persona che sembrava destinata a soccombere, è stata salvata e guarita dall’ossigeno ozono terapia.  

Intervista a cura di Antonio Gaspari  
Direttore Orbisphera
www.orbisphera.org
antonio.gaspari@orbisphera.org


PER SAPERNE DI PIÙ:

Come il dott. Barchetta ha salvato la vita a un paziente del Policlinico Luigi Di Liegro: 


PER UNA CONOSCENZA PIÙ APPROFONDITA DELLE CAPACITÀ CURATIVE DELL’OZONO, SI CONSIGLIANO I LIBRI: 

Antonio Gaspari, “Ozono: una cura per la vita”

Antonio Gaspari, “Ozono solidale: una rivoluzione!”

18 giugno 2021 Indietro

Condividi