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Franzini: ero in condizioni gravissime, sedato e intubato… poi mi hanno praticato l’ozonoterapia…

Medico di grande esperienza e valore. Esercita a Gorle, nella periferia di Bergamo, una delle città più colpite dalla pandemia. Totalmente impegnato a curare i pazienti affetti da varie patologie. Nel periodo di emergenza si è dedicato anche alle cure domiciliari. 

Colpito dal Covid, è stato ricoverato d’urgenza. Intubato in terapia intensiva, ha rischiato di morire, finché non gli è stata praticata l’ossigeno ozono terapia che lo ha salvato. 

A raccontare questa storia a lieto fine è il Prof. Marianno Franzini, fondatore e presidente internazionale della Società Scientifica di Ossigeno Ozono Terapia (SIOOT).

“Orbisphera” lo ha intervistato. 

Lei è stato colpito molto duramente dal Covid. Può raccontarci come è avvenuto?

Devo dire, innanzitutto, che il maggior colpevole della mia malattia sono stato io. Mi sono dedicato a curare con l’ozono tantissimi pazienti affetti da mal di schiena, ernie o protrusioni discali: attività che dà grandi soddisfazioni ma che richiede anche molto impegno.

Ho inoltre seguito con i miei collaboratori le numerose persone che venivano in studio per praticare l’ossigeno ozono sistemico, per migliorare i parametri di difesa immunitaria e per curare le malattie da invecchiamento.

E in ultimo, un’attenzione enorme nella cura dei pazienti con infezioni antibiotico resistenti.

A questo si aggiunga la cura dei pazienti ricoverati per Covid che chiedevano la terapia all’ossigeno ozono con protocollo SIOOT, ammessa negli ospedali come cura compassionevole.

Tutto ciò mi ha distolto dal curare me stesso, al punto che non mi sono vaccinato e non mi sono sottoposto all’ossigeno ozono terapia, che è particolarmente efficace contro il Covid ed utile per rafforzare il sistema immunitario.

Lavorando intensamente, ho fatto il tampone in ritardo. Benché positivo, ho tardato a farmi ricoverare e curare.

In che modo è riuscito a guarire dall’attacco del coronavirus?

La mia fortuna è stata la prontezza di mia moglie Delia, della mia collaboratrice Francesca e di alcuni amici, come l’On. Claudio Pedrazzini, il Prof. Luigi Valdenassi, che si è precipitato da Genova a Bergamo, e il Dott. Francesco Vaiano, arrivato subito da Milano.

Tutti assieme hanno preso immediatamente la decisione di trasferirmi, dall’Ospedale di Bergamo dove ero ricoverato, alla Clinica San Carlo di Paderno Dugnano presso la Divisione di Terapia Intensiva diretta dal Dott. Emiliano Agosteo, che da tempo pratica con grandissimo successo, assieme alle normali terapie, anche l’ossigeno ozono terapia secondo i protocolli SIOOT.

Vorrei ricordare che il protocollo terapeutico SIOOT aveva già avuto un importante riscontro scientifico con la pubblicazione dei risultati ottenuti da 15 ospedali che hanno utilizzato e raccolto i dati comparandoli con quelli di pazienti curati solo con terapia convenzionale: 

La pubblicazione scientifica si è concentrata in particolare sui malati più gravi, quelli con più alto rischio di decesso.

La media di decesso dei malati Covid ricoverati in terapia intensiva si aggira attorno al 40/50%; mentre la media dei pazienti trattati con ossigeno ozono terapia che si sono salvati conseguendo la guarigione arriva al 98%.

Si tratta di dati ufficiali, ricavati da studi clinici svolti non solo in Italia, ma in molti Paesi nel mondo. Per questo motivo vorrei chiedere al Ministero della Salute di valutare con attenzione l’utilizzo dell’ossigeno ozono terapia nella cura di persone affette da Covid.

Vorrei ricordare che io stesso ero in condizioni gravissime, sedato e intubato. Ebbene, dopo solo tre giorni di ossigeno ozono terapia come da protocollo SIOOT, le mie condizioni sono migliorate, mi sono ripreso e sono stato estubato.

Poi, nel giro di pochi giorni, sono tornato a casa per effettuare la convalescenza.

Tutto ciò ci deve far comprendere che il vaccino svolge un importante ruolo di prevenzione, ma per coloro che si ammalano, la cura efficace, sicura, senza residui ed anche economica è l’ossigeno ozono terapia.

Si tratta di una ricerca e di risultati tutti italiani che la SIOOT ha diffuso e messo a disposizione di ogni Paese del mondo.

Sarebbe quindi opportuno, e di grande spessore etico e sociale, allargare il diritto alla salute mettendo a disposizione di ogni ospedale il servizio di ossigeno ozono terapia.

In questo modo sarebbe anche rispettato ciò che è scritto nella Costituzione (art. 32, comma 1): “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Dal febbraio 2020 lei ha proposto e praticato l’ossigeno ozono terapia per curare e guarire i pazienti colpiti da Covid: può spiegarci le ragioni scientifiche e pratiche che sono alla base del protocollo di cura indicato dalla SIOOT?

A febbraio/marzo 2020 a Bergamo eravamo nella fase più acuta della pandemia, con un numero così elevato di morti che non si riusciva nemmeno a provvedere a una degna sepoltura.

Considerando i ben noti meccanismi d’azione dell’ossigeno ozono terapia, quali l’attività antivirale, immunomodulante, antinfiammatoria, antitrombotica, e il miglioramento della saturazione di ossigeno, insieme ai colleghi della SIOOT abbiamo proposto all’Istituto Superiore di Sanità un protocollo terapeutico per contrastare l’epidemia e curare le persone che venivano colpite dal Covid.

Il protocollo analizza le cinque fasi della patologia da coronavirus e specifica il trattamento con ossigeno ozono per ogni fase della malattia.

A distanza di un anno dalla nostra proposta, dopo aver avuto il via libera dall’Istituto Superiore di Sanità, oggi in Italia sono cinque le Regioni e venti gli ospedali con centri Covid che praticano l’ossigeno ozono terapia per curare le persone colpite dal coronavirus. In conseguenza di ciò, alcune centinaia di pazienti sono stati curati e guariti con l’utilizzo del protocollo SIOOT.

Il protocollo prevede non solo le quantità e le concentrazioni idonee, ma anche la perfetta descrizione della tecnologia necessaria in quanto elemento fondamentale per il buon esito della terapia.

Sono tre gli elementi fondamentali per ottenere giuste quantità e sicure concentrazioni di ossigeno ozono:
● il fotometro per l’esatta misurazione quali-quantitiva del gas terapeutico;
● tubi ozonizzanti di calibro e lunghezza che vanno dai 48 ai 68 cm.;
● potenza elettrica applicata ai tubi non inferiore ai 10.000/16.000 volt per rompere le molecole di ossigeno. Questi trasformatori pesano dai 10 ai 25 kg.

Ho voluto precisare queste caratteristiche tecniche perché abbiamo notato con disappunto che, in alcuni casi, è stata praticata l’ossigeno ozono terapia con tecnologie inadeguate: macchine piccole, leggere, e spesso senza veri fotometri di controllo.

Può parlarci dei pazienti morenti salvati grazie all’ossigeno ozono terapia e spiegarci le ragioni di questa efficacia?

Tra le tante persone salvate dall’ossigeno ozono terapia, vorrei ricordate una paziente di Como che ho seguito insieme al Dott. Emanuele Franchi.

Sono stato contattato dal marito di una signora ricoverata in gravissime condizioni. I colleghi che l’avevano in cura ci hanno detto che sembrava che ormai non vi fosse più nulla da fare. Forti delle esperienze simili già affrontate, abbiamo deciso di applicare l’ozonoterapia con il protocollo in fase 5, quello più potente.

Ebbene, la signora per la quale non si nutrivano più speranze, in pochi giorni si è ripresa, è stata estubata e ha cominciato a respirare autonomamente. È seguito poi un periodo di riabilitazione e cura post Covid per eliminare la forte stanchezza e qualche difficoltà motoria.

Una guarigione incredibile, molto simile a tante altre verificatesi in Italia grazie all’ossigeno ozono terapia.

Si è trattato di una vicenda di guarigione molto simile a quella che ho sperimentato io stesso sulla mia persona.

Questo mi spinge a dire: se per caso dovesse accadervi di infettarvi e di essere ricoverati in ospedale, chiedete di esseri curati con l’ossigeno ozono terapia.

Non si tratta di una pratica esclusiva, al contrario: è un diritto di ognuno quello di essere curato al meglio, soprattutto quando si rischia di perdere la vita.

Ci sono timori per il mese di ottobre. L’opera di prevenzione con il vaccino avrà raggiunto numeri importanti, ma come comportarsi per contrastare eventuali altre varianti? Ci saranno persone che si ammaleranno ancora ed altre che soffriranno dei sintomi post Covid. Lei quali cure consiglierebbe?

In ottobre, sia per il Covid che per le varianti, temo che il virus si farà ancora aggressivo, come sta già accadendo in alcune Nazioni dove sono stati raggiunti picchi altissimi di vaccinazione.

La mia proposta, assai poco costosa e facilmente attuabile, è quella di curare con l’ossigeno ozono terapia tutti i malati di Covid, a cominciare da coloro che avvertono i primi sintomi di febbre, difficoltà respiratoria, desaturazione, ecc.

L’esperienza fatta nei diciotto mesi precedenti mi conferma che, se trattati con l’ossigeno ozono terapia, nel giro di 15 giorni i pazienti Covid possono bloccare la malattia e negativizzarsi senza impegnare posti letto con il ricovero ospedaliero.

Intervista a cura di Antonio Gaspari
Direttore Orbisphera
www.orbisphera.org
antonio.gaspari@orbisphera.org


PER UNA CONOSCENZA PIÙ APPROFONDITA DELLE CAPACITÀ CURATIVE DELL’OZONO, SI CONSIGLIANO I LIBRI: 

Antonio Gaspari, “Ozono: una cura per la vita”

Antonio Gaspari, “Ozono solidale: una rivoluzione!”

11 agosto 2021 Indietro

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